Il blog dedicato a chi ama camminare ed esplorare il nostro meraviglioso pianeta a piedi.
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mercoledì 30 maggio 2018

Tre giorni a Palermo

Antonella Lorenzi (con Avventure nel Mondo)

Il primo giorno dedicato ad un primo orientamento in città, tutta visitata a piedi, con le sue due arterie principali che la attraversano, intersecandosi perpendicolarmente: Via della Libertà da ovest verso est (poi  andando verso il centro diventa via Maqueda) e corso Vittorio Emanuele, da sud verso nord, fino al mare.
Percorriamo tutta via della Libertà, passando davanti al teatro Politeama, quindi visitiamo il Teatro Massimo, poche centinaia di metri più avanti, sempre lungo Via della Libertà. Questo splendido esempio di architettura neoclassica è il luogo dove è stata girata la scena finale del film “Il Padrino – parte III” ed ospita quotidianamente spettacoli di lirica, prosa, balletto.

Teatro Politeama 
Teatro Massimo

Quindi ci addentriamo nei vicoletti nella zona della Vucciria, fino ad arrivare al mare, alla La Cala, dove si trova il porto vecchio.

Porto vecchio

 Quattro Canti  
Risalendo da Corso Vittorio Emanuele, arriviamo fino all’incrocio con Via Maqueda, chiamato crocevia dei Quattro Canti, che rappresenta il centro della città. A pochi metri si apre tra gli edifici storici un varco che con una scalinata porta alla Piazza Pretoria, su cui si affacciano il Palazzo Pretorio, sede del Municipio, la Chiesa di S. Caterina e la Chiesa di San Giuseppe dei Teatini. Al centro della Piazza domina la scena la bellissima Fontana Pretoria o Fontana della Vergogna, chiamata così perché circondata da statue di marmo che rappresentano i 12 dei dell’Olimpo, completamente nudi ed in pose provocanti e particolari.

Fontana QuattroCanti

Fontana della Vergogna

Decidiamo di prendere il biglietto che permette di salire sul tetto della Chiesa di Santa Caterina, la più bella tra le Chiese barocche di Palermo, e visitare il convento con le celle delle sette suore che fino a pochi anni fa vi abitavano ed erano le custodi della Chiesa.

Chiesa San Caterina 

Fontana vista dal tetto

Pavimento terrazza Chiesa San Caterina 

Subito dietro, in Piazza Bellini, sorgono la Chiesa di San Cataldo con le sue cupole rosa, perfetta sintesi degli stili arabo e normanno, e la Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, detta anche Martorana, una delle Chiese medioevali più famose, ora restituita alla comunità greco –ortodossa. All’interno è interamente rivestita di mosaici ed celebre anche perché un tempo le suore del suo convento preparavano deliziosi frutti di marzapane, motivo per cui in molte pasticcerie di Palermo si trovano dolci chiamati proprio “frutti di Martorana”.

Martorana

Martorana
  
Il secondo giorno a Palermo lo abbiamo dedicato interamente al mare e al relax. Così dal centro, in Via della Libertà, con un autobus di linea in pochi minuti siamo a Mondello, la spiaggia della città, con una bella passeggiata lungomare, alcuni edifici liberty e un vecchio borgo di pescatori alle spalle.

Mare

Mondello

Mondello 

Mondello palazzo Liberty

Mondello paese

Terzo e ultimo girono dedicato alla visita degli edifici storici più importanti della città: la Cattedrale, un’enorme chiesa in stile arabo-normanno con ben quattro campanili e una serie di cupole rivestite di maioliche e decorazioni, ed  il Palazzo dei Normanni, o Palazzo Reale, ora sede dell’Assemblea regionale Siciliana; all’interno del Palazzo si trova il sito turistico più famoso e più affollato della città: la Cappella Palatina che racchiude un tesoro di mosaici raffiguranti scene dell’Antico Testamento e delle Crociate.

Cattedrale

Cattedrale 

Palazzo Normanni Abbiamo ancora un pomeriggio di libertà, a passeggio per i quartieri più caratteristici: Albergheria, Capo, Kalsa… e poi fino al mare. Non può sfuggire, andando verso il mare,  il monumento ai caduti della mafia e sul muro di un edificio affacciato al mare il murales che raffigura i giudici Falcone e Borsellino.

Monumento caduti mafia

Falcone e Borsellino

A Palermo  è quasi impossibile rimanere a dieta,  la cucina è ricchissima, soprattutto di dolci nelle tantissime pasticcerie che sfoggiano vetrine colme di cannoli, cassatine ed ogni altra prelibatezza, quasi sempre a base di ricotta di pecora e canditi colorati.

Cannoli e cassate 

lunedì 14 maggio 2018

Viaggio scialpinistico in Norvegia.

Antonella Lorenzi (con Avventure nel Mondo) 

Quest’anno a marzo sono tornata in Norvegia per un viaggio scialpinistico, ma non solo, che mi ha portato a visitare tre diverse zone del Nord del Paese: l’area di Tromso, le Isole Lofoten e la Penisola di Lyngen.
Il viaggio comincia con l’arrivo all’aeroporto di Tromso e la sistemazione al bellissimo campeggio della città, nelle classiche casette rosse di legno, i robur”.

Aeroporto di Tromso

Campeggio

























Campeggio

Appena sistemati, anche se è tardo pomeriggio, partiamo per la prima gita con gli sci, sulla Penisola di Kvaloya. Tornando in macchina, sulle strade bianche di neve, abbiamo incrociato un gregge di renne che non voleva saperne di liberare la strada per farci passare, per nulla intimorite da noi e dalle auto.

Renne

Il secondo giorno a Tromso ci siamo svegliati con una giornata di sole bellissima, dedicata alla salita sull’Ullstinden  (1.078 m), da dove si gode un magnifico panorama sulle aspre Alpi di Lyngen, al di là del fiordo.

Alpi di Lyngen

Terzo giorno impiegato quasi interamente con il lungo trasferimento da Tromso fino alle Lofoten, nella zona di Svolvaer, al Hammerstad Camping. Il posto è bellissimo, sempre con le “cabin” (casette) di legno rosse affacciate sul fiordo.

Hammerstad Camping

 Hammerstad camping

Alle Lofoten troviamo ancora neve polverosa, grazie alle temperature di poco sotto lo zero, e possiamo fare due splendide gite al Torskmannen (755 m) e al Pilan (828 m); il pomeriggio invece lo dedichiamo alle visite turistiche, un giorno a Svolvaer, a pochi chilometri dal nostro campeggio, e l’altro vero sud, fino al caratteristico paesino di Henningsvaer, collegato alla terra ferma (comunque sempre un’isola) da un ponte.

Gita al Pilan

Svolvaer

Svolvaer

Purtroppo il viaggio prevede di abbandonare le Lofoten, dove ho lasciato il cuore, e tornare a Nord di Tromso, all’interno del Circolo Polare Artico, sulla Penisola di Lyngen. Il viaggio in macchina dura più di 7 ore, anche se sono “solo” 470 km, perché in Norvegia i limiti di velocità sono molto bassi, sempre 50 o 70 km/h, i controlli numerosissimi e le multe salate. Comunque le strade sono sempre coperte da neve o ghiacciate e abbastanza strette e tortuose, seguendo la morfologia dei fiordi e delle insenature montuose.
Soggiorniamo in una struttura all’estremo nord nella penisola, nella zona di Nordlenangen, sempre in “robur” di legno rossi direttamente sul mare, con le casette su pontili e palafitte di legno. 

Nordlenangen

Nordlenangen

Bellissimo partire dalla porta di casa direttamente con gli sci ai piedi, per salire su pendii semplici  ma anche più impegnativi e di soddisfazione come lo Storgalten (1.200 m).

Fiordo a Nordlenangen

La salita

Storgalten

I dieci giorni in Norvegia passano in fretta, con più di una gita scialpinistica al giorno e un meteo perfetto che ci ha regalato anche le aurore boreali per ben due notti.

Aurore boreali








giovedì 5 aprile 2018

Capodanno in Iran, alla scoperta degli splendori dell’Antico Impero Persiano


Arriviamo in aereo a Teheran, da dove ripartiamo subito, diamo solo un’occhiata al simbolo della città, la Torre della Libertà, monumento costruito nel 1971 per commemorare i 2500 anni dell’Impero Persiano.













Proseguiamo diretti a Qom, la seconda città santa dell’Iran, dove risiede lo zoccolo dei religiosi più intransigenti e conservatori del Paese ed ogni anno arrivano più di 20 milioni di pellegrini mussulmani.
Qui visitiamo il Santuario Hazrat-e Masumeh con la Tomba di Fatemeh, sorella dell’ottavo Imam Reza: una costruzione grandiosa, con diversi cortili, attorno ai quali sono costruiti numerosi edifici, le sale della preghiera, due maestose cupole e i minareti, tutti ricoperti da piastrelle di maiolica sui toni dell’azzurro.












Per la notte arriviamo a Kashan, dove dormiamo in una casa tradizionale trasformata in hotel. A Kashan visitiamo delle case tradizionali fatte costruire dai ricchi mercanti, un giardino tipico e un antico hammam tradizionale persiano, dal cui tetto si gode una magnifica vista sulla città.
La tappa successiva, sull'asse nord – sud che ci fa conoscere tutte le principali città dell’Iran, è Isfahan, stupenda, con la sua piazza Naghsh-e Jahan, l’”Immagine del mondo”, la seconda piazza più grande del mondo (163 m x 512 m, seconda solo alla Piazza Tien’ammen di Pechino), la Moschea Jameh o del Venerdì, la più grande dell’Iran, e i due i vecchi ponti sul fiume Zayandeh, che sono delle vere e proprie opere architettoniche e luogo di incontro per la popolazione.
Naghsh-e Jahan


Moschea Jameh


Ponte sul fiume Zayandeh 




































Sulla strada per Yazd ci fermiamo a Nai’in e a Maybod, città costruita in mezzo al deserto più di 1800 anni fa, tutta in mattoni di fango.













Il centro di Yazd è stato dichiarato patrimonio dell’UNESCO, per il labirinto di pittoreschi vicoletti, le case tutte costruite in mattoni di fango sopra le quali svettano le Torri del Vento (badgir), costruite per rinfrescare le abitazioni. La Moschea del Venerdì domina la città vecchia, con un portale d’ingresso bellissimo tutto rivestito in piastrelle di maiolica, uno dei più alti di tutto l’Iran, con minareti che svettano fino a 48 m.
Torri del Vento
























Moschea del Venerdì
Sulle colline ai margini del deserto, poco fuori dalla città, sorgono le Torri del Silenzio zoroastriane, utilizzate fino agli anni '60 dai seguaci di Zoroastro che vi portavano i loro morti per la “sepoltura”. Le salme venivano lasciate lì perché venissero divorate dagli avvoltoi, la filosofia era che i cadaveri non contaminassero i quattro elementi della vita: terra, acqua, fuoco ed aria.
Lo Zoroastrismo fu la religione dominante in Iran finché i conquistatori arabi non diffusero l’islam, una delle prime religioni monoteiste risalente al 1500 a.C.




Torri del Silenzio zoroastriane 















Dopo essere saliti a piedi su una delle due colline, si parte per Shiraz, ultima tappa del nostro viaggio.
Da Shiraz visitiamo in giornata Persepoli, che incarna la grandezza dell’Impero Persiano all’epoca di Dario il Grande (520 a.C.).
Si possono ancora ammirare perfettamente conservati scalinate monumentali, rilievi, colonnati, imponenti porte ed alcuni edifici in rovina.

Persepoli

Persepoli




























Ad una decina di chilometri si trova Naqsh-e Rostam, necropoli con le tombe rupestri dei grandi imperatori, quali Serse, Dario il Grande, Serse II e Dario II, da visitare per completare l’escursione a Persepoli.
Naqsh-e Rostam
























L’ultimo giorno di viaggio è dedicato alla visita del centro di Shiraz e allo shopping nel suo bellissimo bazar.

La Moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose è forse la più famosa e fotografata di tutto l’Iran, per lo spettacolo di luci che entrano dalle vetrate colorate della sala della preghiera del settore invernale che creano un gioco di luci e colori sul pavimento.

La Moschea Nasir-ol-Molk





































Moschea Nasir-ol-Molk

Ai piedi: Lizard Cityeti